Cedere alle tentazioni

Quella della lista e dei libri, intendo. E non potevo lasciarla lì, sola e triste, su Facebook, quindi la metto ancora più sola e più triste su un blog morto (con una variazione finale).

In realtà non ho capito se i libri devono avermi cambiato la vita o devono solo essere libri che mi sono piaciuti, quindi facciamo che ci metto un po’ di libri che hanno determinato dei cambiamenti di vario genere, libri che hanno segnato un periodo della mia vita e un po’ di libri che mi sono piaciuti e basta. In ordine casualissimo, ma con foglietto illustrativo.

  1. Infinite Jest – David Foster Wallace
    [come una sineddoche: un libro per il tutto il DFW che devo ancora scoprire, per la fatica e l'attenzione che richiede prima di schiudersi come un fiore bellissimo e terribile, per il dolore, perché è uno scrittore che riesce a toccarti fino ad un punto che non credevi nemmeno di possedere]
  2. Il teatro di Sabbath – Philip Roth
    [perché alla fine le cose importanti sono proprio quelle lì: l'amore, il sesso, i tuoi ricordi, l'orologio di tuo fratello e staranno con te per sempre]
  3. La separazione del maschio – Francesco Piccolo
    [perché non c'è un solo modo di amare]
  4. La ballata delle prugne secche – Pulsatilla
    [sì, e lo rivendico con orgoglio: perché se non avessi letto il suo libro non avrei conosciuto Splinder e non avrei aperto un blog che potevo anche risparmiarmi ok, ma non avrei mai conosciuto la metà di tutti gli amici che ho oggi, non avrei trovato un certo tipo di lavoro, non vivrei dove vivo. E se non mi ha cambiato la vita questo libro, non so quale altro]
  5. Cuore – Edmondo de Amicis
    [perché come dice Cundari "Questi sono i libri veramente importanti: quelli su cui hai praticamente imparato a leggere, in un tempo in cui leggere un libro richiedeva uno sforzo oggi inimmaginabile"]
  6. Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
    [perché forse è stato il primo approccio con la grande letteratura, il momento in cui quello che studiavo al liceo in quegli anni si è mostrato in tutta la sua grandezza e universalità]
  7. La casa degli Spiriti – Isabel Allende
    [perché la narrazione, il Sudamerica, perché se non ti fai portare via dalle storie così a 16 anni, non lo fai più]
  8. Le Benevole – Jonathan Littell
    [Per ricordarci cos'è l'oscurità che c'è dentro di noi. "Ma il disumano, scusate, non esiste. C’è solo l’umano e poi ancora l’umano"]
  9. Compagno di Sbronze – Charles Bukowski
    [Perché i libri della mia adolescenza me li sono guadagnati tutti con un grande sforzo di curiosità: ricordo ancora quando l'ho visto in libreria e ho deciso di comprarlo, senza sapere nemmeno chi fosse.]
  10. Furore – John Steinbeck
    [Perché ha la potenza della Bibbia e insomma: quella l'ha scritta Dio, mica poco]

10/b. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore – Raymond Carver
[Perché le parole hanno un valore]

Lo vedi? Ti sorrido

La cosa più straziante nella Traviata rimarranno sempre, per me, quei pochi versi prima. Prima dell’amami Alfredo, prima del morir sì giovane, prima del canto di amore o di morte, mi spezzeranno sempre il cuore quelle poche parole di una Violetta abituata alla finzione, a non chiedere nulla, a mentire facilmente per protezione e illusione. “Di lagrime avea d’uopo”, ora sto bene, sono tranquilla, avevo solo bisogno di piangere, sai, e la musica sale, sale, non è nulla, veramente, sto bene, e poi guardami – la prova inconfutabile e lacerante – la musica e la voce salgono ancora, ancora, “Lo vedi? Ti sorrido! Ti sorrido!”

Lo stesso sorriso, lo vedi?, prima di morire.

Pensavo

Forse diventare adulti vuol dire veder corrodere a poco a poco lo spazio di condivisione emotiva che possiamo permetterci. 

L’infinita tristezza della meccanica

Dico, della meccanica delle cose.
La meccanica delle cose tra le persone che è sempre la stessa da milioni di anni.
Quell’ingranaggio perfetto e crudele, spietato e perennemente ripetuto, implacabile e inevitabile.
Che ti lascia lì a guardarti agire come da copione, a prevedere ogni mossa, ogni sensazione, perché sai già qual è la trama, sai già anche come reagiranno i battiti del cuore, figurati se non sai che poi, alla fine – per gestire questa meccanica delle cose intendo – figurati se poi non ti compri una borsa.

Da qui

Vivo in un posto dove tutto quello che accade
sembra accadere per caso
Una strada attraversa il paese
Il paese è quella strada
Nessuno ha scelto di vivere qui
Ma c’è qualcosa che ci trattiene
Perché anche se non c’è amore
A volte
A volte c’è qualcos’altro
(Da qui – Massimo Volume)

Nell’ultimo anno sono fuggita così in fretta che non ho potuto nemmeno partecipare alla mia cerimonia di addio, assistere al funerale di quello che ero, ammirare le lacrime altrui che celebravano la mia dipartita. Non ho potuto voltarmi indietro per capire se stessi ancora seguendo una strada, da qualche parte. Tutto troppo veloce, in un ritmo sincopato che non ha concesso l’analisi delle scelte, la selezione dei ricordi, la riappacificazione con i demoni. Ho agito ad occhi chiusi, per quella che credevo necessità di sopravvivenza, chiudendo valigie, porte, parole senza dare spiegazioni, in una sequenza di atti meccanici così definitivi, così insensati, così proiettati verso qualcosa che non avevo deciso, ma che mi era indispensabile che ora, ora che tento timidamente di provarci, ora fatico a respirare.