Le ho ripetute tanto le parole, le più adatte ad esprimere il mare di pensieri degli ultimi mesi, ho limato il discorso nei minimi particolari perché non ne sfuggisse il senso, ho analizzato ogni avverbio, trovato cause e risposte inappellabili, usato gli aggettivi più appropriati per smussare, asserire, negare meriti e colpe.
Poi è successo che le parole, a furia di essere levigate dal buon senso, dalla perfezione e dalla consapevolezza, tutte queste parole lasciate sedimentare nella speranza di diventare più vere e concrete sono invece diventate troppo leggere e il discorso che avevo preparato con così tanta cura è volato via dalla mia mente lasciando al suo posto, di nuovo, quel mare di pensieri fluttuanti che non ho più voglia, tempo, forza per ricomporre.
Rimangono i ricordi, gli odori, le immagini, le lacrime, le chiarissime e inutili epifanie.
Stanno tutte lì le parole, ma non escono più: le perdo sugli autobus mentre vado al lavoro, le perdo un pezzo alla volta mentre ceno fuori, le perdo tra le lenzuola prima di addormentarmi. Sfuggono via e le lascio sfuggire, mentre faccio altro.
E altro è tutto quello che posso fare.
Dimenticato a memoria
10 Tuesday Jan 2012
Posted in Northern Exposure
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Però che bello, sei sempre la stessa dark romantica di un tempo, sei la certezza in un mare di incertezza.
<3 il mio primo commentatore dai tempi di Splinder. Madonna, adesso piango.