Kollaps

Quando esco di casa, al mattino, mio padre è in pigiama o dorme ancora; lui, che in officina ci è entrato a dieci anni e ne è uscito a sessantacinque, se la ronfa pesantemente fino ad oltre le otto, mentre io, la figlia minore, la piccola di casa, me ne vado a lavorare. Scendo le scale e penso che a questo punto della mia vita, il punto in cui le parti si sono invertite e mio padre si può permettere di dormire fino a tardi e io no, dovrei almeno sapere in quale direzione vorrei camminare, quale genere di futuro vorrei costruire, quale verbo condizionale usare. Almeno sapere cosa so fare e cosa no qui e ora. È anche una questione di rispetto: quello di cui sopra si è fatto un culo così tutta la vita per pagare le mie indecisioni.
Il destino di mio padre era già scritto, il mio, nel bene e nel male, è un destino precario e dipende in buona parte da me e da ciò che desidero. È un privilegio che dovrei sfruttare, invece non c’è fine, non c’è progetto, obiettivo in quello che faccio, c’è solo una coazione a ripetere di gesti e non-scelte. Sono travolta dall’horror vacui delle infinite possibilità che si possono aprire davanti a me, una ragazza ancora mediamente giovane, mediamente libera, mediamente semi-disoccupata che potrebbe decidere, che dovrebbe decidere quale strada provare a percorrere prima di arrendersi del tutto, perché forse questo momento sarà veramente l’ultima chance, perché poi sul serio sarà troppo tardi e qualcuno avrà già deciso al posto tuo. Kierkegaard diceva che la possibilità genera angoscia ed è maledettamente vero. Mi trovo così, stordita dalla vertigine dell’abisso, costretta nella paralisi soffocante, ma allo stesso tempo rassicurante, di una stasi oppiacea che non conosce lo spettro del fallimento, ma che mi corrode lentamente da dentro.
Sono un nuovo palazzo che crolla.

15 thoughts on “Kollaps

  1. Tranquilla Divara,  stai tranquilla,
    che fra 2 anni, quando avrai la mia eta’,
    le cose potrebbero anche andare peggio.

    momento di pessimismo cosmico

    ti faccio i miei migliori auguri
    e se ce la fai, se riesci a spuntarla su sta vita
    che è fottutamente difficile
    fammi un fischio e raccontami come hai fatto
    thankssssssssss

  2. Ci vuole un’incrollabile fiducia e pazienza, in generale e, per rimanere nello stile del tuo post ricorda: "ciò che è è, ciò che non è è possibile". Abbracci da signor mail.

  3. Se posso, suggerirei di affidarsi alla passione, all’istinto, a ciò che ti tiene sveglia la notte. Ho il doppio dei tuoi anni e adesso so che quello è il destino.

    (L)

  4. No, non arrendersi mai del tutto.

    Sono un po’ più grande di te e ti assicuro che non c’è nessuno che possa decidere DEFINITIVAMENTE al posto tuo. La vita lo fa e ti ritrovi a vivere una vita che non ti sembra tua. Quello è il momento per fermarsi, anche a chi non sembra di poterlo fare (parlo a me stessa) e ricominciare nella direzione che vuoi tu.
    Le scelte sbagliate stanno su un altro binario.

    (Isa Dex)

  5. Leggo di te e vedo me. Non sei l’unica con questi dubbi. E io sono rimasto nelle Marche che come sai a volte non offre chissà quali possibilità.

  6. Il tuo discorso mi è più che familiare, perché certe domande è inevitabile porsele, specie di questi tempi. Anche io mi chiedo: ma dove cavolo arriverò? Non riesco nemmeno a capire quale strada io stia percorrendo. Con i pezzi di carta posso farci coriandoli. Una casa mia è un miraggio lontano. Un lavoro di quelli sicuri ormai è leggenda. Però Elena, alternative? Ce ne sono, a parte cercare di fare del mio meglio?  Non credo che per il momento possa prendermi il lusso di una decisione che riguardi il mio futuro, e la cosa mi spaventa. Non so, magari è il Natale che fa uscire di nuovo la Signorina Nerovero dalla Signorina Encrenoire, però io mi sento persa. E questo ripetere quotidianamente gesti e non-scelte mi sembra contemporaneamente una condanna e un’ulteriore àncora cui
    posso aggrapparmi per non andare alla deriva.
    Lascio molte porte aperte.
    Spero di ricevere un’illuminazione almeno su quali chiudere, perché non mi è servito, in passato, decidere quali chiavi servissero per aprirle.

  7. Soren Kierkegaard la pensava come te, non è consolante? Io ho lavorato per dieci anni nella ditta di mio padre, poi abbiamo chiuso e oggi raccatto lavoro alla sperindio. Quando non hai scelta è meglio, noi puoi sbagliare.

  8.  @fdm: posso fare gli scongiuri? spero che le cose migliorino anche per te.

    @altromail: grazie, ricambio l’abbraccio.

    @L: al momento l’unica cosa che mi tiene sveglia la notte è friendfeed. non credo sia un bene però! :)

    @Isa, gattosecco, ecrenoire: grazie. veramente.

    @search: :****

    @formamentis: il caro Soren ci ha insegnato molto, ma non ad uscire dalla crisi finanziaria, cazzo.

    @mumucs: vorrei poter scrivere solo adorabili bugie, ma ogni tanto mi serve anche questo.

    @maestro: sì però se penso che Giacobbo viene pagato per dire che nel 2012 finisce tutto mi viene ancora più la depressione. (un bacio)

    @spora: affittami il divano e vedrai che vita nuova! :P

  9. Tesoro il te lo offro, il nostro divanoletto-giocattolo. Porta i tappi per le orecchie (oltre ai rinomati tappi per il naso per quel che tu già sai)

  10. Leggere questo tuo post mi ricorda me qualche anno fa, quando ancora vivevo a Milano. Poi ho deciso di stravolgere quella stasi perpetua nella quale mi sentivo semplicemente affogare e son scappata a Berlino.

    Qui continua ad essere difficile ma almeno respiro e ho trovato la mia strada, che a Milano mi era impossibilitato comprendere, con la mentalitá del "lavoro, carriera, futuro". Semplicemente, ho iniziato ad amare e pensare al presente. Mi ci son voluti due anni ma non immagini quanto stia meglio. Con questo non intendo dire che tu debba scappare a Berlino, ma fare il salto, non importa quanto l’ostacolo sia alto, se fai il salto poi ti sentirai nuovamente vibrare :)

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