L'uomo che verrà

Una famiglia contadina, una famiglia allargata in cui convivono più generazioni, dove si parla solo dialetto e si va nella stalla a far la "veglia" perché lì è più caldo, con il fiato degli animali; dove si fa il bucato con la cenere, si combattono i pidocchi col petrolio e si vive tra l’ignoranza e la saggezza della gente di montagna.
Una giovane madre in attesa, una bambina di una decina d’anni.
Poteva essere la storia di mia nonna, incinta durante la guerra, di mia madre, nata nella casa colonica sulle colline marchigiane nel dicembre del 1943, di mia zia di dieci anni allora, che ancora si ricorda quando si nascondevano tutti nelle grotte scavate nel tufo per sfuggire ai bombardamenti, che ancora si ricorda la paura che provava alla vista dei tedeschi.
Lo pensavo io, lo pensava mia madre accanto a me, e mio padre, che piangeva forse più di noi davanti alle immagini di un film intenso e straziante. Pensavamo ai duecento chilometri che hanno separato la mia famiglia dall’orrore.
Solo quel breve tragitto dal mare ai boschi e non so quale dio, quale destino.

5 thoughts on “L'uomo che verrà

  1. ho provato le stesse emozioni durante -la prima coa bella-, sembrava avessero scritto la storia guardando nella mia vita.

    searching sloggata

  2. eh… allora, visto che lo hai visto: mi dici cosa ne pensi? soprattutto della recitazione del "padre di famiglia"? perchè io sono di parte, e capire come ha recitato esula dalle mie possibilità (Claudio Casadio è stato uno dei miei due capi, per sei anni, e non riesco proprio a capire se recita bene o meno. E' un bravo attore di teatro per ragazzi, ma sulla recitazione 'seria' davvero non capisco….)ciaomonicabionda

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