Yawn

Mi alzo, mi stiracchio.

Mi faccio un caffè, recupero foto, ritrovo pezzi di esistenze precedenti.
Questo blog e queste parole sono stati in letargo per nove mesi esatti: ora forse dovrei scrivere qualcosa sul concetto di rinascita, di vita nuova, di pagine bianche da riempire, ma mentirei. Sono cambiate le carte sulla tavola, ma la giocatrice sono ancora io.
Che poi è la cosa che mi fotte sempre.
Non credo nella rinascita. Non si può far finta che schioccando le dita ci si ricostruisca da zero: ho trent’anni di materiale accumulato e ce n’è una discreta quantità di tossico, quindi o troviamo una discarica abusiva in cui sotterrare tutto in profondità, altrimenti dovremo trovare un posto qui, sempre nella stessa vita.
Vita su vita che si pressa e si schiaccia e che poi verrà sovrastata da altra vita che si sommerà ancora ad altra vita e così nei secoli dei secoli fino a quando i ricordi saranno troppi e dovrò per forza dimenticare qualcosa per sopravvivere.

Non credo nella rinascita, ma credo al processo inarrestabile della sedimentazione dell’esistenza.

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